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Sfratti in Italia nel 2026: cosa cambia, dati aggiornati e come tutelarsi

Nel 2026 il tema degli sfratti in Italia è tornato al centro dell’attenzione, sia per l’aumento dei casi sia per le recenti novità normative. Le nuove misure puntano a rendere più rapide le procedure di rilascio degli immobili, mantenendo un equilibrio tra i diritti dei proprietari e le tutele degli inquilini.


Pubblicato il 13-04-2026

Negli ultimi mesi sono stati introdotti importanti cambiamenti attraverso il Decreto Sicurezza e il Disegno di Legge Sicurezza 2026. L’obiettivo è semplificare e velocizzare le procedure, riducendo i tempi necessari per rientrare in possesso di un immobile. La procedura accelerata di sgombero è stata estesa a tutti gli immobili destinati a domicilio, non più solo alla prima casa.

La procedura prevede l’intervento della polizia giudiziaria, che può ordinare il rilascio dell’immobile e procedere allo sgombero forzato con autorizzazione del pubblico ministero. Il provvedimento deve poi essere convalidato dal giudice in tempi brevi.

Anche con le nuove norme, i proprietari non possono agire autonomamente per liberare un immobile: restano vietati comportamenti come cambiare la serratura o interrompere le utenze.

I dati più recenti mostrano una crescita del fenomeno: oltre 40.000 sentenze di sfratto e più di 80.000 richieste di esecuzione. La causa principale resta la morosità degli inquilini.

Le regioni più colpite sono Lombardia, Lazio e Campania, mentre le città con più sfratti sono Roma, Napoli, Torino e Milano.

La morosità rappresenta una criticità crescente: oltre il 60% degli inquilini paga in ritardo e più del 12% delle famiglie è in difficoltà con il canone.

Per i proprietari, la prevenzione è fondamentale. Una seria agenzia immobiliare fa una scrematura e selezione degli inquilini più affidabili.

In conclusione, il 2026 segna un passo avanti nelle procedure di sfratto, più rapide ed efficienti, ma il mercato resta fragile a causa delle difficoltà economiche diffuse, pertanto un’attenta selezione dell’inquilino rimane la prima forma di tutela.

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